Sinossi
“Le Indie di qua” è uno spettacolo teatrale che intreccia storia, satira e riflessione personale per esplorare l’impatto del Concilio di Trento sulla vita quotidiana delle persone comuni. Passando da un personaggio all’altro e giocando con la sua peculiare chiave comica, l’autore porta sul palco un inedito e vivido affresco del XVI secolo.
La narrazione si sviluppa attraverso un’alternanza di scene: da un lato, i racconti storici del Concilio, rivisti con ironia e attualizzati; dall’altro, quadri narrativi che illustrano come le decisioni tridentine abbiano plasmato la vita e l’immaginario del popolo. Questa struttura permette di esplorare sia le dinamiche di potere ecclesiastico che le ripercussioni sulla spiritualità e le pratiche quotidiane della gente comune.
L’approccio corale al racconto si incarna in un’ampia galleria di personaggi: dai prelati del Concilio, resi con toni caricaturali che ne evidenziano l’ipocrisia, a figure come Menocchio, il mugnaio eretico, o Aquilina la Rossa, la donna che parla con i morti.
La narrazione culmina con un toccante racconto personale sul matrimonio dei genitori dell’autore, creando un ponte emotivo tra la grande Storia e le storie individuali. Questo finale autobiografico offre una conclusione che collega le decisioni del Concilio di Trento alle loro ripercussioni nel XX secolo.
Attraverso un approccio che mescola comicità, dramma e riflessione storica, lo spettacolo rende accessibile e coinvolgente un tema complesso come il Concilio di Trento e la Controriforma. Il pubblico è portato a riflettere su come le dinamiche di potere e controllo religioso del passato continuano in qualche modo a influenzare la società contemporanea. Ma è grazie all’ironia che gli eventi storici diventano un ponte tra epoche, svelando connessioni inaspettate e stimolando una riflessione critica sul rapporto tra istituzioni religiose e società.
Note di regia
Quando ho iniziato a lavorare su “Le Indie di qua”, sapevo che la sfida era rendere tangibile un pezzo di storia che sembra lontano, ma che in realtà ci tocca ancora oggi. Chi assiste allo spettacolo, spero, se ne andrà con più interrogativi che certezze. Non m’interessa impartire lezioni di storia, ma provocare riflessioni su come potere, fede e libertà si intrecciano nelle nostre esistenze, oggi come mezzo millennio fa.
Sul palco, sono solo io e Giorgio Gobbo con la sua chitarra. Non abbiamo bisogno di molto altro. La scenografia minimale – le illustrazioni di Makkox proiettate sul fondale – mi permette di passare rapidamente da un personaggio all’altro. Per questo spettacolo ho cercato il contrasto. Salto dal tono pomposo dei prelati al sarcasmo tagliente, dall’angoscia dei perseguitati al ridicolo delle credenze popolari.
Di e con Andrea Pennacchi
Musiche originali dal vivo di Giorgio Gobbo
Testi di Andrea Pennacchi e Marco “Makkox” Dambrosio
Illustrazioni Marco “Makkox” Dambrosio
Coordinamento artistico Marco Segato
Organizzazione Vanessa Gibin
Tecnico del suono Christian Reale
Datore luci Stefano Bonato
Produzione Teatro Stabile di Bolzano, Centro Santa Chiara di Trento
e Galapagos Produzioni