PASOLINI GOES AMERICA
una seduzione senza fine
scritto e diretto da Renzo Carbonera
Un documentario in 16mm girato da Agnes Varda mostra Pasolini che cammina per alcune strade trafficate, tra i grattacieli di Manhattan, a New York. Si guarda intorno e risponde alle domande del regista belga. Pasolini appare un po’ disorientato nel trambusto della Grande Mela. I colori caldi delle riprese sono un classico. Stacco. Una ripresa in soggettiva ci mostra gli stessi luoghi oggi, come se fosse il punto di vista di Pasolini, ma la luce e la grana sono fredde, contemporanee. La mia voce introduce l’intenzione del film di indagare l’America di oggi, come se Pasolini fosse ancora vivo e lo facesse, e di confrontarla con ciò che vide a New York nel 1966, esattamente 60 anni fa.
Se Pasolini avesse visto l’America oggi, avrebbe potuto trovare molti tratti comuni con la sua epoca. Forse alcuni cambiamenti annunciati, sicuramente tutte le sue contraddizioni, che hanno finito per affascinarlo. La sua e la mia, sono allo stesso tempo un’attrazione irresistibile e un dubbio rifiuto verso lo stile di vita americano. Conosciamo la visione fortemente critica di Pasolini del “sogno americano”, ma il suo fascino per gli Stati Uniti è pressoché sconosciuto. E poi, c’è un’altra America, quell’America profonda che Pasolini non ha mai visto. Quindi, “e se…”? Cosa avrebbe visto e pensato, se fosse qui ora? Cosa è rimasto e cosa è andato, del movimento per i diritti civili e dei gruppi marginali che ha vissuto? Qual è la percezione che abbiamo oggi, 60 anni dopo?
Mentre analizziamo il pensiero e il percorso pasoliniano dalle terra che l’hanno visto crescere, tra Belluno e Conegliano, possiamo immaginare Pier Paolo Pasolini partire da New York. La città dove tutti vorrebbero ancora essere, soprattutto le giovani generazioni, è il punto di partenza per poi toccare alcune città iconiche come Baltimora e Philadelphia, attraversare gli Appalachi e la Terra Amish, per raggiungere infine il cuore della Rust Belt, Pittsburgh, la cosiddetta città del ferro, dove si sviluppò gran parte della fortuna industriale e finanziaria americana, nel XIX secolo. Indaga su un Paese che rappresenta al massimo i contrasti tra ciò che amava e ciò che odiava. Forse avrebbe trovato quel “qualcosa” che lega il suo e il nostro presente.
